L’ERASMUS compie 30 anni

Per gli studenti Erasmus arrivano nuove proposte per le certificazioni linguistiche e il riconoscimento di titoli ed esami.

La Commissione europea ha chiuso le celebrazioni per il 30° anniversario del programma di scambio di studenti Erasmus, lo scorso novembre,  promettendo un “futuro più luminoso” per quello che è stato definito il programma “più riuscito e più visibile” dell’UE.

 

 

 

“La mia aspirazione è quella di dare a più giovani di diversa provenienza la possibilità di fare la loro esperienza Erasmus. Dobbiamo essere ambiziosi per il programma, la sua diffusione e il suo budget”, ha detto il commissario europeo per l’educazione Tibor Navracsics. Ha aggiunto inoltre che l’Erasmus è stato un forte promotore dell’unità dell’Europa, contribuendo a rafforzare la capacità di resilienza delle persone e della nostra società”.

In una relazione pubblicata a novembre 2017, la Commissione ha rilevato che l‘Erasmus è sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo di sostenere 3,7 milioni di giovani nell’UE tra il 2014 e il 2020. Si prevede che 2 milioni di studenti beneficeranno di borse di studio e di formazione all’estero nell’ambito dell’attuale programma, mentre sono circa 9 milioni di persone in totale hanno beneficiato di Erasmus sin dal suo lancio nel 1987.

Navracsics ha chiesto il raddoppio dei partecipanti entro il 2025 e ha dichiarato di aver chiesto alla stessa generazione Erasmus + “di proporre idee e proposte per il futuro”. Tale richiesta arriva dopo che la Commissione all’inizio di novembre ha presentato una serie di idee per “rafforzare l’identità europea attraverso l’istruzione e la cultura“. L’esecutivo dell’UE ha proposto la creazione di uno spazio europeo dedicato all’istruzione, con un migliore riconoscimento reciproco e la convalida dei diplomi, e un focus sull’acquisizione di competenze linguistiche e digitali.

Il piano Macron

Le idee e il nome sono stati lanciati dal Presidente francese Emmanuel Macron, il 26 settembre, in un discorso all’università della Sorbona a Parigi, dove ha chiesto “un programma che permetta scambi, cambiamenti e transizioni in tutto il sistema europeo delle scuole secondarie”.

La nuova procedura della Sorbonne consentirebbe un riconoscimento reciproco con un sistema elettronico di archiviazione e recupero dei diplomi accademici, in modo che la loro autenticità possa essere verificata. L’attuale processo di riconoscimento dei titoli avviene in modo non vincolante e a discrezione dell’università in cui si candida uno studente. Il principale ostacolo al buon funzionamento del processo è la sua implementazione, aspetto che rappresenta un problema in molti paesi.

Maria Teresa Gimenez, eurodeputata del gruppo liberale Alde, che è anche un relatore ombra per la relazione del Parlamento sulla modernizzazione dell’educazione nell’UE, ha affermato tuttavia che “non importa quanto complesso e frammentario sia il processo di Bologna per gli Stati membri, abbiamo la responsabilità di promuovere il nostro senso di appartenenza al progetto europeo attraverso tutti i sistemi educativi. ”

 

 

La Commissione ha anche ribadito l’idea di Macron secondo cui “entro il 2024, tutti gli studenti europei dovrebbero parlare almeno due lingue e che la metà degli europei sotto i 25 anni dovrebbero trascorrere almeno sei mesi in un altro paese.” A tal proposito,  l’anno prossimo verrà proposta una raccomandazione agli stati membri sul miglioramento dell’apprendimento delle lingue per raggiungere questo obiettivo. In particolar modo verranno applicate nuove politiche per il rilascio delle certificazioni linguistiche pre e post Erasmus.

Essere in grado di parlare lingue diverse “aiuta a capire meglio la cultura dei nostri vicini” e “indebolisce le divisioni di esclusione,  aiutando a plasmare un’identità europea comune“, ha osservato Gimenez.

 

 

(fonte: euobserver.com)

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